Marcatura CE e DoP serramenti: la guida per il rivenditore
Marcatura CE (EN 14351-1) e DoP (CPR 305/2011) per chi rivende serramenti a marchio proprio: chi è il fabbricante, cosa dichiarare, documenti da conservare.
C’è una domanda che torna spesso da chi rivende serramenti con la propria insegna: se metto il mio marchio su una finestra prodotta da qualcun altro, di cosa sono responsabile davanti alla marcatura CE? È una domanda legittima, e la risposta non è banale come sembra. Molti rivenditori la trattano come una formalità burocratica del produttore — “ci pensa la fabbrica” — salvo poi trovarsi spiazzati quando un direttore lavori chiede la Dichiarazione di Prestazione (DoP) intestata a chi compare sull’etichetta, o quando un collaudo si blocca per una caratteristica essenziale non dichiarata.
Questo articolo affronta solo questo: cosa sono la marcatura CE e la DoP per i serramenti, chi è il “fabbricante” ai fini della normativa, e cosa cambia concretamente se vendi a marchio proprio. Non è una guida legale e non sostituisce un consulente o un organismo notificato — anzi, su più di un punto ti diremo esplicitamente di verificare con loro. È una mappa pratica per capire dove guardare prima di firmare un accordo di fornitura o di stampare la tua etichetta sui prodotti.
Un avvertimento di metodo: dove citiamo norme, lo facciamo con prudenza e nei termini generali corretti. La ripartizione esatta delle responsabilità nel tuo caso specifico dipende dal contratto e dal ruolo che assumi sul mercato, e va validata caso per caso.
Marcatura CE ed EN 14351-1: cosa stiamo certificando
I serramenti esterni (finestre e porte pedonali esterne) rientrano nel campo di applicazione della norma armonizzata EN 14351-1. “Armonizzata” significa che è la norma di prodotto che rende possibile e obbligatoria la marcatura CE di finestre e porte esterne immesse sul mercato. La marcatura CE, in questo contesto, non è un bollino di qualità generico: è il modo con cui il fabbricante dichiara — in modo verificabile e tracciabile — le prestazioni del prodotto rispetto alle caratteristiche essenziali previste.
Il quadro giuridico di riferimento è il Regolamento (UE) n. 305/2011, noto come CPR (Construction Products Regulation). Il CPR stabilisce che, per i prodotti da costruzione coperti da una norma armonizzata, chi immette il prodotto sul mercato deve:
- redigere la Dichiarazione di Prestazione (DoP);
- apporre la marcatura CE sul prodotto (o sull’etichetta / sui documenti di accompagnamento, secondo le modalità previste).
In sintesi: la DoP è il documento, la marcatura CE è il segno che rimanda a quel documento. Le due cose viaggiano insieme. Non esiste marcatura CE legittima senza una DoP che la sostiene, e la DoP perde senso se non è collegata a un prodotto effettivamente marcato.
Una precisazione importante per non generare confusione: la marcatura CE attesta che le prestazioni dichiarate sono quelle reali e ottenute con un sistema di valutazione corretto. Non significa “il prodotto è il migliore”. Significa “il prodotto ha queste prestazioni, dichiarate da questo soggetto, e puoi fidarti del dato”. Per il tuo cliente professionale (impresa, progettista, direttore lavori) quel dato è ciò che gli serve per i suoi adempimenti.
Chi è il “fabbricante” ai fini del CPR (il punto che riguarda te)
Qui sta il nodo che interessa direttamente chi rivende a marchio proprio. Il CPR ragiona per ruoli, non per chi materialmente ha tagliato i profili. E definisce con attenzione chi è il “fabbricante”.
In termini generali — e qui ti invitiamo a verificare la formulazione esatta e la sua applicazione al tuo caso con un consulente — il Regolamento considera fabbricante chi fabbrica un prodotto da costruzione, ma estende considerazioni analoghe a chi immette un prodotto sul mercato con il proprio nome o marchio. Questa è la frase che cambia tutto per il private label.
La conseguenza pratica, da non sottovalutare:
Se prendi un serramento prodotto da terzi e lo immetti sul mercato con la tua insegna, potresti assumere — ai fini del CPR — obblighi e responsabilità tipiche del fabbricante, non solo una scelta di branding commerciale.
Questo non vuol dire automaticamente che devi rifare prove di laboratorio o gestire tu il sistema di controllo della produzione in fabbrica. Vuol dire che la ripartizione delle responsabilità va definita e messa nero su bianco, perché non è scontata. Tre scenari tipici, a titolo orientativo:
| Scenario | Chi compare come fabbricante in DoP/CE | Cosa devi verificare |
|---|---|---|
| Acquisti a marchio del produttore | Il produttore | Che la DoP esista, sia coerente e ti venga consegnata |
| Acquisti e rivendi senza alterare nulla, mantenendo marcatura e marchio originali | Il produttore (tu sei distributore) | I tuoi obblighi di distributore: conservare documenti, non rimuovere la marcatura |
| Vendi a marchio proprio (private label) | Possibile che il ruolo si sposti su di te | La ripartizione contrattuale e il rispetto degli obblighi del fabbricante |
L’ultima riga è quella critica. Non è una questione che si risolve “a sensazione”. Va chiarita nel contratto di fornitura e, dove necessario, validata con un organismo notificato o un consulente tecnico-legale. Un produttore serio non solo non ha problemi a discuterne, ma ti aiuta a strutturare la cosa correttamente. La scelta di branding in sé — mettere o no il tuo marchio — la trattiamo separatamente nell’articolo su private label e marchio proprio, perché lì il tema è commerciale; qui restiamo sulle responsabilità di certificazione.
Le caratteristiche essenziali da dichiarare
La DoP non è un foglio generico: dichiara le caratteristiche essenziali del serramento, ciascuna con la sua classe o valore secondo il metodo di prova previsto da EN 14351-1. Quali siano “obbligatorie” da dichiarare dipende anche dall’uso previsto e dalle prescrizioni applicabili — un altro motivo per non improvvisare. A titolo orientativo, le caratteristiche che ricorrono più spesso e che il tuo cliente professionale si aspetta di trovare:
| Caratteristica essenziale | Cosa indica | Riferimento tipico |
|---|---|---|
| Trasmittanza termica (Uw) | Isolamento termico dell’intero serramento | Valore in W/m²K |
| Tenuta all’acqua | Resistenza all’infiltrazione d’acqua | Classe (es. da 1A a 9A / Exxx) |
| Permeabilità all’aria | Tenuta all’aria | Classe (es. da 1 a 4) |
| Resistenza al carico del vento | Tenuta alla pressione del vento | Classe (es. da A1 a C5) |
| Prestazione acustica | Abbattimento acustico (Rw) | Valore in dB, se dichiarato |
| Capacità portante dispositivi di sicurezza | Per alcune tipologie | Secondo metodo previsto |
Tre osservazioni pratiche, perché è qui che nascono i problemi in cantiere:
- I valori non sono “del profilo”, sono “del serramento finito”. La trasmittanza Uw dipende dal sistema di profilo e dal vetro e dal distanziale e dalla dimensione. Lo stesso telaio Salamander con un doppio vetro o con un triplo vetro dà Uw diversi. La DoP si riferisce alla configurazione effettivamente prodotta, non a un valore di catalogo del solo profilo.
- Una caratteristica non pertinente si dichiara come tale. Se per quell’uso una caratteristica non è applicabile, esiste un modo corretto per indicarlo. Non si lascia semplicemente “in bianco” a caso.
- La coerenza tra dato dichiarato e configurazione reale è ciò che regge un collaudo. Se la DoP dice una cosa e l’etichetta o l’ordine ne dicono un’altra, è lì che il direttore lavori si ferma.
Il fatto di partire da un sistema di profilo certificato semplifica molto questa parte: i sistemi Salamander hanno alle spalle prove e documentazione di sistema su cui costruire le dichiarazioni del serramento finito. Non elimina i tuoi obblighi, ma ti dà una base solida e tracciabile da cui partire. Sul perché un sistema-profilo certificato faccia differenza nella pratica abbiamo dedicato un approfondimento ai profili Salamander pensati per i serramentisti.
La documentazione da conservare
Indipendentemente dal ruolo che assumi, ci sono documenti che è ragionevole avere e tenere in ordine. Il dettaglio degli obblighi formali e dei tempi di conservazione va verificato — anche qui il CPR ha previsioni specifiche — ma la logica pratica è questa:
- La DoP di ogni prodotto/configurazione, nella versione consegnata al cliente. Se vendi 14 finestre in tre configurazioni diverse, le configurazioni hanno DoP coerenti con ciò che hai effettivamente fornito.
- L’etichetta / marcatura CE così come applicata, con i dati di chi figura come fabbricante e il riferimento alla DoP.
- La documentazione tecnica di supporto che giustifica le prestazioni dichiarate (rapporti di prova del sistema, calcoli, dati del fornitore di profilo e vetro). Questa parte resta tipicamente in capo a chi gestisce la valutazione, ma deve essere recuperabile.
- Il contratto di fornitura che chiarisce chi fa cosa ai fini del CPR. Sembra un dettaglio amministrativo, è invece il documento che ti protegge se domani qualcuno contesta la marcatura.
Un principio generale del CPR utile da tenere a mente: chi distribuisce un prodotto da costruzione non deve rimuovere o alterare la marcatura CE e deve assicurarsi che il prodotto sia accompagnato dai documenti previsti. Se rietichetti, modifichi o assembli, il discorso cambia — ed è esattamente il caso del private label, da gestire con attenzione.
Errori che bloccano un collaudo
Vediamo i casi concreti che fanno fermare una fornitura o un collaudo. Sono quasi sempre problemi di coerenza documentale, non di qualità del prodotto.
- DoP mancante o non consegnata. Il prodotto è ottimo, ma il direttore lavori non può chiudere senza il documento. Capita più spesso di quanto si pensi quando la catena di fornitura ha troppi passaggi.
- DoP intestata al soggetto sbagliato. Sull’etichetta c’è il tuo marchio, ma la DoP rimanda a un altro nome senza che la relazione sia chiarita. Genera dubbi e richieste di integrazione.
- Valori dichiarati incoerenti con la configurazione fornita. Uw da catalogo del profilo invece che del serramento finito, classe di tenuta non corrispondente al prodotto effettivo. È l’errore tecnicamente più insidioso.
- Caratteristica essenziale richiesta dal capitolato ma non dichiarata. Se il capitolato chiede una prestazione acustica minima e la DoP non la riporta, manca il dato per la verifica.
- Marcatura CE assente o illeggibile sul prodotto o sui documenti di accompagnamento.
La regola pratica che diamo sempre: la certificazione si controlla prima dell’ordine, non al collaudo. Chiedi al produttore un esempio di DoP e di etichetta sulla configurazione che venderai, e verifica che i dati siano quelli che andrai a comunicare al tuo cliente. Questo collega bene la scelta del fornitore al tema certificazioni — ne parliamo anche nella guida su come scegliere un fornitore di serramenti affidabile, dove la solidità documentale è uno dei criteri.
Quando NON conviene
Mettere il proprio marchio sul prodotto e assumersi (potenzialmente) il ruolo di fabbricante ai fini del CPR non è sempre la mossa giusta. Alcuni casi in cui conviene fermarsi a riflettere:
- Non hai una struttura per gestire la documentazione. Se non hai chi tiene in ordine DoP, etichette e contratti, il private label ti espone più di quanto ti dia. Meglio rivendere a marchio del produttore, restando nel ruolo di distributore con obblighi più contenuti.
- Vendi volumi occasionali e variegati. Se ogni commessa è una configurazione diversa e non ricorrente, la gestione documentale a tuo marchio diventa onerosa rispetto al beneficio. Il modello a marchio proprio rende su gamma e volumi stabili.
- Non hai ancora chiarito la ripartizione di responsabilità col produttore. Finché il contratto non dice chiaramente chi è il fabbricante ai fini CPR e chi conserva cosa, mettere il tuo marchio è prematuro. Prima il contratto, poi l’etichetta.
- Il tuo cliente non dà valore al tuo marchio sul prodotto. Se vendi a clienti puramente price-driven, l’onere certificativo del private label non è compensato da un ritorno commerciale. La parte economica di questa valutazione la trovi nell’articolo su marginalità e conto terzi per il rivenditore.
In tutti questi casi, la marcatura CE e la DoP del produttore restano valide e utilizzabili: semplicemente non ti carichi del ruolo di fabbricante. È una scelta legittima e spesso più sensata in fase iniziale.
FAQ
D: Se vendo con il mio marchio, devo rifare le prove di laboratorio?
Non necessariamente. Le prove sono tipicamente legate al sistema di profilo e alla configurazione, e possono essere già disponibili presso il produttore o il fornitore del sistema. Il punto non è “rifare le prove”, ma definire chi assume il ruolo di fabbricante ai fini del CPR e su quali basi documentali si fonda la DoP a tuo marchio. È esattamente il tipo di aspetto da chiarire nel contratto di fornitura e, se hai dubbi, da verificare con un organismo notificato o un consulente. Non improvvisare su questo punto.
D: La marcatura CE è una certificazione di qualità?
No, e questo è un fraintendimento comune. La marcatura CE attesta che le prestazioni dichiarate sono reali e ottenute con un metodo di valutazione corretto. Dice “il prodotto ha queste prestazioni”, non “il prodotto è il migliore”. Per il tuo cliente professionale è comunque il dato che serve per i suoi adempimenti, ma non va presentato come un premio di qualità.
D: Chi redige materialmente la DoP, io o il produttore?
Dipende dal ruolo che assumi. Se rivendi a marchio del produttore, la redige lui e tu la conservi e la consegni. Se vendi a marchio proprio e il ruolo di fabbricante si sposta (in tutto o in parte) su di te, la responsabilità della dichiarazione cambia di conseguenza. La frase chiave è: va definito contrattualmente prima, non scoperto al collaudo. Verifica la formulazione precisa con un consulente.
D: Quali caratteristiche devo per forza dichiarare nella DoP?
Le caratteristiche essenziali pertinenti secondo EN 14351-1 — tipicamente trasmittanza termica (Uw), tenuta all’acqua, permeabilità all’aria, resistenza al carico del vento, e dove rilevante la prestazione acustica. Quali siano da dichiarare e con quali modalità dipende anche dall’uso previsto e dalle prescrizioni applicabili. È un punto da verificare sulla configurazione specifica, non da copiare a memoria.
D: Posso usare i valori di Uw del catalogo del profilo nella mia DoP?
Attenzione: il valore che si dichiara è quello del serramento finito, non del solo profilo. Lo stesso telaio con vetri diversi dà trasmittanze diverse. Usare un valore di catalogo del profilo come fosse quello del serramento finito è uno degli errori che generano incoerenze e bloccano i collaudi. Il dato va riferito alla configurazione effettivamente prodotta.
D: Come tengo separati i documenti se vendo configurazioni diverse?
La logica è: ogni configurazione deve avere una DoP coerente con ciò che hai effettivamente fornito, e l’etichetta sul prodotto deve rimandare a quella DoP. Se vendi tre configurazioni in una commessa, servono dichiarazioni coerenti per ciascuna. Tenere ordine qui è metà del lavoro per superare un collaudo senza richieste di integrazione.
In sintesi
La marcatura CE (EN 14351-1) e la DoP (Regolamento CPR 305/2011) non sono un dettaglio della fabbrica: per chi vende a marchio proprio possono spostare il ruolo di fabbricante — e quindi obblighi e responsabilità — sulla propria insegna. Il punto pratico non è temere la normativa, ma chiarirla: chi è il fabbricante ai fini del CPR, quali caratteristiche essenziali si dichiarano, quali documenti si conservano, e come garantire la coerenza tra dato dichiarato e prodotto reale.
Tre cose da portare a casa: uno, controlla DoP ed etichetta prima dell’ordine, non al collaudo; due, parti da un sistema di profilo certificato per avere una base documentale solida; tre, definisci nel contratto la ripartizione delle responsabilità e, sui punti dubbi, verifica con un organismo notificato o un consulente — questa guida non sostituisce quel passaggio.
Se stai valutando una fornitura a marchio proprio e vuoi capire come gestiamo certificazione e documentazione nel rapporto conto terzi, il punto di partenza è la pagina dedicata alla produzione conto terzi e private label.